Sant'Orsola Pub

DAL 1990 · BERGAMO

LA NOSTRA STORIA

Un posto che ha visto passare generazioni, una birra alla volta.

Nel 1990 a Bergamo non c'erano Pub.

Ai tempi c'erano bar che chiudevano presto: chi voleva bere una birra decente dopo cena andava a Milano, o non andava da nessuna parte. A Bergamo si usciva per un aperitivo veloce e poi si tornava a casa, perché di posti dove fermarsi davvero non ce n'erano. Poi in via Sant'Orsola ha aperto un locale con il legno alle pareti e le spine sul bancone, orari diversi dal solito e un'idea semplice: un posto dove restare, non dove passare. La gente ha capito abbastanza in fretta a cosa serviva, e ha iniziato a fermarsi.

Illustrazione del Pub Sant'Orsola
Il Pub Sant'Orsola

Cambiano le mode, non il bancone.

In 35 anni Bergamo si è riempita di locali. Ne sono stati aperti tanti, chiusi altrettanti, e ad ogni stagione è arrivata una moda nuova da rincorrere: i cocktail bar, gli aperitivi a tema, gli arredi che cambiano ogni due anni per stare al passo. Noi siamo rimasti dove eravamo, con le stesse birre alla spina e lo stesso legno alle pareti. Non per pigrizia. Perché quando una cosa funziona, cambiarla è il modo più rapido per rovinarla, e noi lo abbiamo visto succedere ad altri. Nel frattempo sono passate tre generazioni della stessa città. Ci sono clienti che hanno bevuto qui la prima birra da ragazzi e adesso ci portano i figli, si siedono agli stessi tavoli, e raccontano le stesse storie che raccontavano i loro genitori, seduti più o meno nello stesso punto del locale.

Copertina del libro Vita da S.O.P. di Frank

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La lettera di Francesco

È decisamente difficile scrivere trent'anni in poche righe, trent'anni intensi, turbolenti, sofferti, ma allo stesso tempo stupendi. Sono arrivato qua per amore e vado via per la stessa ragione. Sono arrivato per amore di una splendida fanciulla e me ne vado per l'amore che provo per la mia famiglia, che adesso ha bisogno di me. Il pensiero di lasciare mi sfiorava da alcuni anni, con alti e bassi, ma il giorno che ha cambiato tutto è stato il giorno che siamo stati definiti “NON ESSENZIALI”, durante il Covid. Un colpo al cuore, una mazzata, che ha tolto in un solo colpo tutto il credo, la passione e, per dirla alla napoletana, la “cazzimma” che mettevo in questa professione. Poi sicuramente la chiusura ingiusta di una settimana per la vicenda degli ultrà, di cui leggerete nel libro e la consapevolezza di lavorare in una città dove la concorrenza leale non è minimamente garantita, hanno fatto il resto. L'abissale distanza dalle generazioni moderne è stato il colpo di grazia. Credo che i social abbiano cresciuto una generazione che difficilmente interpreterà la socialità come l'abbiamo vissuta noi, che forse eravamo eccessivi in senso opposto, ma che con una bella figa a tre metri mai e poi mai la cercheremmo su Instagram (o Tinder). Si accorgeranno quando sarà troppo tardi di quanto si sbagliavano e della funzione sociale e di comunità che svolge un pub. Si ritroveranno a condividere gioie e dolori con un totem o con l'A.I., magari poi ricreeranno i pub con funzioni sociali. Finché c'è qualcuno che lo manda avanti, il mio consiglio è di goderlo in pieno. Metti via il cellulare e raduna gli amici al pub, goditi la birra e la compagnia in maniera spensierata, perché questi momenti nessuna A.I. li può ricreare. Lunga vita al S.O.P. e in bocca al Lupo ai nuovi proprietari.

Francesco Pappi

Leggi l'articolo del Corriere di Bergamo

Cosa succede al Pub

Qui trovi le partite che trasmettiamo, le birre nuove, le serate. Lo scriviamo qui: se stai cercando dove vedere l'Atalanta, dai un'occhiata prima di uscire di casa.